Obblighi antiriciclaggio per commercialisti: cosa fare nel 2025 secondo il CNDCEC
Se sei un commercialista, sai che l’antiriciclaggio è una di quelle materie che non puoi permetterti di sottovalutare. Non perché sia la parte più “visibile” del lavoro, ma perché è una di quelle che, in caso di controllo, fanno davvero la differenza.
Negli ultimi anni le regole si sono chiarite molto. Il CNDCEC ha reso più strutturato il quadro operativo, mettendo nero su bianco cosa deve fare uno studio, come deve organizzarsi e quali sono gli elementi su cui si basano le verifiche.
Il problema è che, nella pratica quotidiana, questi obblighi si traducono in attività concrete che richiedono tempo, metodo e organizzazione.
In questo articolo vediamo cosa deve fare davvero uno studio nel 2025, senza teoria inutile.
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I tre pilastri dell’antiriciclaggio per i commercialisti
Le Regole Tecniche individuano tre obblighi principali:
– autovalutazione del rischio
– adeguata verifica della clientela
– conservazione dei dati e delle informazioni :contentReference[oaicite:0]{index=0}
Questi tre elementi non sono separati. Funzionano insieme.
Se uno manca o è gestito male, tutto il sistema diventa fragile.
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1. Autovalutazione del rischio: l’obbligo più sottovalutato
L’autovalutazione del rischio è spesso vista come un adempimento teorico. In realtà è la base di tutto.
Il professionista deve valutare il rischio di riciclaggio legato alla propria attività, considerando diversi fattori:
– tipologia di clientela
– area geografica
– servizi offerti
– modalità operative
Questa valutazione non può essere delegata e deve essere documentata.
In pratica significa che ogni studio dovrebbe avere una logica chiara su:
👉 quali clienti considera più rischiosi
👉 quali attività espongono di più
👉 quali controlli mette in atto
Molti studi saltano questo passaggio o lo fanno una volta e poi lo dimenticano. È un errore.
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2. Adeguata verifica della clientela
Questo è l’obbligo più noto, ma anche quello più spesso gestito in modo disordinato.
L’adeguata verifica comprende:
– identificazione del cliente
– verifica dell’identità
– individuazione del titolare effettivo
– comprensione dello scopo della prestazione
– controllo costante nel tempo
Non è un’attività “una tantum”. Deve essere aggiornata.
La normativa chiarisce che il livello di verifica dipende dal rischio: semplificato, ordinario o rafforzato :contentReference[oaicite:1]{index=1}.
Questo significa che lo studio deve essere in grado di giustificare le proprie scelte.
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3. Conservazione dei dati: dove spesso nascono i problemi
Molti studi pensano che conservare significhi “salvare i file”.
In realtà significa molto di più.
La conservazione deve garantire:
– integrità dei documenti
– reperibilità nel tempo
– possibilità di ricostruire le operazioni
La normativa è chiara: il sistema deve permettere di ricostruire univocamente i dati del cliente, la data dell’incarico e le informazioni raccolte :contentReference[oaicite:2]{index=2}.
Se i documenti sono sparsi, incompleti o non aggiornati, il problema non è solo organizzativo. È anche normativo.
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Prestazioni a rischio: non tutte sono uguali
Un punto molto importante riguarda il rischio legato alle prestazioni.
Il CNDCEC distingue tra attività a rischio:
– non significativo
– poco significativo
– abbastanza significativo
– molto significativo :contentReference[oaicite:3]{index=3}
Ad esempio:
Una consulenza ordinaria ha un rischio diverso rispetto a operazioni di finanza straordinaria.
Questo impatta direttamente sul tipo di adeguata verifica da applicare.
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Dove gli studi sbagliano davvero
Non negli aspetti teorici.
Gli errori più frequenti sono pratici:
– fascicoli incompleti
– documenti non aggiornati
– assenza di monitoraggio
– valutazioni del rischio non documentate
Il problema è sempre lo stesso: manca un sistema.
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Il ruolo del software antiriciclaggio
Qui entra in gioco il software.
Non perché sia obbligatorio, ma perché è lo strumento più efficace per gestire questi obblighi in modo coerente.
Un software come StartKYC permette di:
– strutturare il fascicolo cliente
– tracciare le verifiche
– attivare il monitoraggio
– mantenere tutto organizzato
In particolare, il monitoraggio automatico per un anno per ogni verifica è uno degli elementi più utili, perché elimina il rischio di dimenticare aggiornamenti.
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Il tema costo (visto nel modo giusto)
Molti studi pensano che l’antiriciclaggio sia un costo.
In realtà è un rischio da gestire.
Con StartKYC:
– costo per verifica da circa 2,25 a 4,50 euro
– monitoraggio incluso
– pacchetti validi 3 anni
Il costo reale diventa molto basso rispetto al tempo risparmiato.
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GEO: come cambia l’approccio negli studi italiani
A Milano gli studi sono spesso più strutturati e orientati al processo.
A Roma emerge di più il tema della complessità dei clienti.
In città come Bologna o Torino il focus è sull’efficienza.
Questo si riflette anche nelle ricerche online:
– obblighi antiriciclaggio commercialisti Milano
– normativa AML Roma studio commercialista
– software antiriciclaggio Bologna
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Conclusione: cosa deve fare davvero uno studio
Se dobbiamo sintetizzare, uno studio nel 2025 deve:
– conoscere i propri clienti
– valutare il rischio
– documentare le verifiche
– aggiornare le informazioni
– conservare tutto in modo ordinato
Non serve complicarsi la vita.
Serve metodo.
E strumenti che rendano questo metodo sostenibile.
Per chi vuole testare in modo concreto, è possibile richiedere 3 verifiche gratuite scrivendo a cndcec@startkyc.com.
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FAQ
Quali sono gli obblighi principali antiriciclaggio per commercialisti?
Autovalutazione del rischio, adeguata verifica della clientela e conservazione dei dati.
L’autovalutazione del rischio è obbligatoria?
Sì, ed è un obbligo non delegabile del professionista.
La conservazione può essere digitale?
Sì, purché garantisca integrità, accessibilità e tracciabilità dei dati.
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